Giordania: Ex musulmano costretto a fuggire

L’aprile scorso, la Corte del Nord di Amman ha reso nullo il matrimonio di Mohammad Abbad, processato per apostasia ovvero per aver abbandonato l’Islam: ma questo è solo un atto della crescente persecuzione contro un uomo reo soltanto di essersi convertito al cristianesimo.
Il 23 marzo scorso l’intera famiglia Abbad è stata vittima di un’aggressione da parte dei familiari di un altro neoconvertito al Cristianesimo; il succitato quarantenne Mohammad Abbad ha riportato ferite alla testa, al petto e ad un occhio, come si legge dal referto medico rilasciato dall’Ospedale dell’Università Giordana, oltre che danni materiali alla propria abitazione. Rivoltosi alla stazione di polizia vicina per denunciare il fatto, Mohammad ha trovato negli stessi uffici suo padre intento a chiedere la custodia dei suoi due giovani figli (un bambino e una bambina rispettivamente di 10 e 11 anni). La corte, per mano del giudice Faysal Khreisat, ha chiesto alla vittima dell’aggressione di rinnegare la propria conversione e di tornare all’Islam, ma Abbad è rimasto fermo nella propria decisione per Cristo. A fronte di questo diniego, il giudice ha sentenziato una settimana di carcere nella prigione di Amman; il legale ha consigliato ad Abbad di abbandonare il paese, in quanto non vi è alcuna speranza di vincere la causa in questione, peraltro con il rischio elevatissimo di perdere la custodia dei bambini.

Il secondo atto di questa aggressione al giovane cristiano è appunto la sentenza di annullamento del matrimonio, giustificata dallo stesso giudice nel seguente modo: “Il matrimonio dipende dal credo, e l’apostata non ha un credo”. Il codice penale giordano, però, non prevede il reato di apostasia, mentre la carta costituzionale giordana prevede la libertà di religione.
Ma l’Islam, la religione ufficiale giordana, proibisce la conversione ad un’altra fede. La Sharia (legge islamica) Giordana, che regola la legge sulla famiglia, ha condannato alcuni neoconvertiti per apostasia, spogliandoli di ogni diritto legalmente riconosciuto dalla stessa nazione in cui vivono.
Mohammad Abbad, sua moglie e i suoi due figli sono stati costretti a fuggire dal loro paese, la Giordania, e a riparare in un paese europeo che per ragioni di sicurezza non viene qui menzionato, dove hanno trovato asilo politico.

Fonte: Porte Aperte Italia

Nella foto: Mohammad Abbad

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