Bahrain: Manama pensa di legalizzare le chiese non autorizzate

Nella capitale ci sarebbero 18 comunità che operano senza permesso e che le autorità comunali vorrebbero legalizzare. Tra le condizioni, che non rechino danno e non diano fastidio ai vicini e spieghino come si raccoglie il denaro e che uso se ne fa.

Manama – Le autorità municipali di Manama non hanno intenzione di chiudere le chiese non autorizzate della capitale del Bahrain, stanno anzi pensando di permettere loro di agire legalmente. Una dichiarazione in tal senso è stata fatta dal capo del comitato tecnico del Consiglio municipale, Abdulmajeed Al Sebea’a. Nel dare la notizia, il Gulf Daily News precisa che le chiese dovranno aspettare la fine dell’anno per avere i nuovi permessi. Per allora infatti dovrebbe essere conclusa la procedura per legalizzare la situazione. I colloqui per la nuova regolamentazione sono infatti cominciati solo domenica tra il comitato di Al Sebea’a e rappresentanti del Ministero per lo sviluppo sociale e il governatorato.
Il quotidiano sostiene che in città ci sono 18 chiese non autorizzate, a fianco delle 12 legali. Il Bahrain è stato il primo Paese del Golfo a permettere, fin dal 1940, l’edificazione di edifici di culto per i numerosi cristiani, in maggior parte libanesi e indiani, che vi risiedono. I cattolici sono circa 150mila ed hanno una chiesa parrocchiale, dedicata al Sacro Cuore.
Le chiese “non autorizzate” sono quasi certamente tutte “chiese domestiche” organizzate da gruppi protestanti. Per ottenere la legalizzazione, però, dovranno sottostare ad alcuni accertamenti. In primo luogo dovranno avere una organizzazione e non recare danno o fastidio ai loro vicini. A parte il rispetto delle leggi esistenti, bisognerà anche vedere in che modo si procurano denaro, per essere certi che sia legale, e che uso se ne fa.
“Non vogliamo chiudere nessuna chiesa”, assicura Al Sebea’a. “Stiamo cercando – aggiunge – di aiutare i responsabili a rispondere alle formalità richieste”. “Stiamo cercando di risolvere i problemi di ognuna, ma a quelle che non ci riusciranno sarà purtroppo chiesto di chiudere”. In alcuni casi ci sono stati problemi con i residenti, “ma le cose stano cambiando e noi vogliamo che si realizzino rapporti di buon vicinato”.

Fonte: AsiaNews – riprodotto con autorizzazione

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