L’arcivescovo di Canterbury: sharia inevitabile

Si infiamma il dibattito dopo le dichiarazioni del primate anglicano Rowan Williams: «La legge islamica potrebbe migliorare la coesione sociale» Gordon Brown rigetta la proposta

DA LONDRA
ELISABETTA DEL SOLDATO

Adottare alcuni aspetti della sharia, la legge islamica, in Gran Bretagna è diventato «inevitabile», ha commentato ieri dai microfoni di Bbc Radio 4 l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, la più alta carica spirituale della Chiesa anglicana. «Il Regno Unito – ha continuato – deve confrontarsi con il fatto che alcuni dei suoi cittadini non si identificano con il sistema legale britannico». Infatti, ha spiegato Williams, adottare alcune parti della legge islamica «potrebbe servire a migliorare la coesione sociale».

I musulmani, per esempio, potrebbero decidere di portare le loro dispute familiari o le loro questioni finanziarie davanti a una «sharia court» invece che a un tribunale tradizionale. «I tribunali ortodossi ebraici – ha ricordato l’arcivescovo – sono già attivi in Gran Bretagna e la visione antiabortista dei cattolici e degli altri cristiani è tenuta in considerazione all’interno della legge».

«Gli islamici – ha proseguito – non dovrebbero essere costretti a scegliere l’alternativa netta tra la lealtà culturale e la lealtà allo Stato mentre al momento l’argomento è offuscato dal sensazionalismo dei sondaggi d’opinione». Naturalmente, «nessuno sano di mente vorrebbe vedere in questo Paese l’inumanità che alle volte viene associata con la pratica della legge in alcuni Stati islamici – ha precisato Williams –. Come le punizioni estreme o l’atteggiamento verso le donne. Ma dire che c’è una legge per tutti, è un po’ pericoloso». Secondo la legge britannica le persone possono, se lo vogliono, raggiungere un accordo dopo una disputa davanti a una terza persona. Le corti musulmani e quelle ebraiche che già esistono nel Regno Unito rientrano in questa categoria della legge.

I commenti di Williams sono ora destinati a infuocare il dibattito sul multiculturalismo nel Regno Unito. La proposta dell’arcivescovo di Canterbury è già stata peraltro respinta sia dal governo che dall’opposizione. «Il primo ministro ritiene che in questo Paese debba essere applicata la legge britannica, basata sui valori britannici », ha affermato un portavoce di Gordon Brown. I conservatori hanno affidato il loro dissenso alla loro esponente musulmana di maggior spicco, la baronessa Warsi della Camera dei Lord, ministro ombra per la coesione fra le comunità.

«I commenti dell’arcivescovo non aiutano e possono creare ulteriore confusione fra le nostre comunità – ha affermato – Il principio importante è quello dell’equità e dobbiamo assicurare che le persone di ogni fede siano trattate equamente davanti alla legge». «Non posso essere d’accordo» con l’arcivescovo, ha affermato dal canto suo il leader liberaldemocratico Nick Clegg, «l’uguaglianza davanti alla legge è parte del collante che unisce la nostra società».

Fonte: Avvenire.it – 8 febbraio 2008

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