Migliaia di profughi ciadiani in Camerun – Messaggio di Robert Goyek, presidente dell’Église fraternelle luthérienne du Cameroun (EFCL) alle Chiese d’Europa

Messaggio di Robert Goyek, presidente dell’Église fraternelle luthérienne du Cameroun – EFCL (n.d.t. Chiesa Fraterna Luterana del Camerun) alle Chiese d’Europa

Garoua, mercoledì 6 febbraio 2008

Carissimi amici e partner,

Vi ringraziamo per le vostre reazioni immediate in seguito all’appello per aiutare i profughi ciadiani che arrivano nel nord Camerun in questo momento.
In risposta alle domande di coloro tra voi che desidererebbero avere più informazioni su questa tragedia, vi facciamo sapere che il numero di persone provenienti dal Ciad che si sono rifugiate nel Nord Camerun è di 52.000 persone, secondo la cifra pubblicata stamattina, mentre ieri si parlava ancora di 25.000.

Nonostante il ritiro dei ribelli, la popolazione ciadiana non ha fiducia in una tregua durevole e non pensa per il momento di tornare nel suo paese. Infatti gira voce che i ribelli si siano ritirati per meglio rifornirsi di munizioni e che torneranno per attaccare la città.
Per quanto riguarda i soccorsi, gli organismi come la Croce Rossa e l’Alto Commissariato per i Rifugiati (HCR) hanno cominciato a mobilitarsi per tentare di far fronte alla situazione, ma la loro azione è molto insufficiente in rapporto all’afflusso di profughi che sono venuti a raddoppiare la popolazione abituale della città di Kousseri in Camerun.

In questo momento, l’EFLC ha istituito il suo servizio di sviluppo locale per fornire alla popolazione, che è accolta nei suoi locali, alcuni sacchi di cereali che rappresentano ben poca cosa in rapporto al numero di persone da sfamare. I nostri membri della Chiesa dislocati sul posto ci informano già della presenza di malattie legate alla mancanza di cibo e acqua, e di colera.

Quanto alla mobilitazione religiosa, è un panico generale. Ogni congregazione cerca di fare a modo suo per soccorrere le popolazioni che affluiscono per trovare rifugio nelle chiese. Bisogna dire che questa catastrofe ha sorpreso tutti, a tal punto che i responsabili religiosi si arrangiano con quel che c’è per garantire un aiuto tempestivo alla popolazione rifugiata.
Bisogna anche precisare che l’EFLC è la Chiesa cristiana più radicata nella città di Kousseri, a maggioranza musulmana. Quattro pastori dell’EFLC servono nella città di Kousseri, ognuno prestando le proprie funzioni in quattro parrocchie.

La parrocchia del centro è situata a soli 600 m dal ponte che collega Kousseri a N’Djamena. Essa è la più toccata dall’affluenza della popolazione rifugiata con già più di 1.500 persone rifugiate sul terreno parrocchiale, nella casa, nella scuola elementare della Chiesa recentemente aperta. Le altre parrocchie accolgono ognuna circa 500/600 persone. Ma il numero non fa che aumentare di ora in ora.

Quanto ai bisogni giornalieri della popolazione sinistrata, c’è un urgenza di generi alimentari e di acqua. L’unico rubinetto d’acqua che la Chiesa ha nella sua parrocchia del centro, è stato aperto dall’inizio dell’arrivo dei primi profughi fino ad oggi. I cereali sono gli elementi più importanti e urgenti per nutrire questa popolazione.

In seconda priorità nell’urgenza umanitaria c’è il prendersi cura dei problemi di salute. E per ultimo il problema degli abiti.

Per l’alloggiamento dei profughi, stiamo preparando sul posto la grande tenda di 2.000 posti a sedere appartenente alla Chiesa, che potrebbe permettere di accogliere 600 famiglie. Il camion di 7.5 tonnellate che abbiamo ricevuto da Kerkinactie (Missione delle Chiese Protestanti Olandesi) ci permetterà in una maniera o nell’altra di rifornire questa popolazione di viveri.

Vi ringraziamo in anticipo di venire in aiuto a questo popolo così bisognoso col vostro sostegno finanziario, ma anche con le vostre preghiere e affinché la situazione di queste famiglie di rifugiati trovi rapidamente una via d’uscita. Grazie per la vostra buona collaborazione.

Robert Goyek
Presidente dell’EFLC

Fonte: FPF, Fédération Protestante de France, 6 febbraio 2008

Nella foto: profughi ciadiani in Camerun – REUTERS/Alistair Thomson (CAMEROON)

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