Quarant’anni fa, la Luna e la Bibbia

Tre uomini per la prima volta giravano attorno al satellite naturale della Terra

« In principio Dio creò il cielo e la terra. E la terra era informe e vuota, e le tenebre erano sulla faccia dell’abisso… ». La voce è di William Alan Anders, seguito da quella di Frank Borman. 35 anni, astronauta dell’equipaggio della missione di Apollo 8. È la sera del 24 dicembre 1968, data storica per l’astronautica e per le grandi imprese compiute dall’uomo. Il Natale della Luna, quando tre uomini, per la prima volta, giravano attorno ad un altro corpo celeste del cosmo che non fosse la Terra, realizzando ciò che Jules Verne diversi decenni prima aveva narrato nel suo romanzo ‘Dalla Terra alla Luna’. I versetti della Bibbia letti assieme agli auguri natalizi dagli astronauti dell’Apollo 8 giungevano da quasi 400mila chilometri di distanza, inviati a Terra grazie alle potenti antenne Nasa collocate in Australia, che captavano il primo segnale dalla navicella americana che riemergeva per la prima volta dalla faccia nascosta del nostro satellite naturale.
Apollo 8 fu la missione che anticipò, dal punto di vista tecnico del viaggio TerraLuna, l’altrettanto storica Apollo 11 che porterà i primi uomini sulla Luna sette mesi più tardi. Grazie alle sue storiche immagini della Terra inviate dalla Luna, rese davvero particolare quel Natale di quarant’anni fa.
I tre protagonisti, erano partiti da Cape Kennedy il 21 dicembre 1968 sulla capsula posta in cima ad un potente vettore Saturno 5 sviluppato dall’equipe di Werner von Braun. A bordo c’e­rano Frank Borman (il comandante) e Jim Lovell, che avevano già volato assieme su «Gemini 7» tre anni prima, oltre a Bill Anders. Dopo un viaggio di tre giorni, la notte di Natale Apollo 8 si inserì in orbita intorno alla Luna, e i tre astronauti eseguirono dieci orbite attorno al globo selenico. Trasmisero a terra le prime immagini della Luna che passava sotto l’oblò dell’Apollo, e della Terra. Dopo sei giorni di missione, il 27 dicembre, il tuffo nell’atmosfera e poi quello assai meno violento nel Pacifico. Una scena che alla Nasa sperano di ripetere entro il 2020 con le missioni della capsula Orion, la cui missione numero 13 è destinata a riportare astronauti sulla Luna. Un nuovo programma che stavolta potrebbe avvalersi della cooperazione di altre na­zioni. ( A. Lo Ca.).

Fonte: Avvenire.it – venerdì 11 gennaio 2008

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