Kenya: Violenze etniche? A Eldoret “squadracce” pagate per uccidere

Poco più di 10 euro per ogni abitazione kikuyu distrutta e 20 euro circa per ogni persona uccisa: sarebbe questo il tariffario offerto da un non meglio precisato politico locale al gruppo armato organizzato che tra il 31 dicembre e il 2 gennaio ha creato il caos intorno alla città di Eldoret, ovest del Kenya, prendendo di mira case, fattorie e chiese alla periferia della cittadina. Lo hanno riferito alla MISNA fonti locali, precisando che le voci in circolazione già nei primi giorni delle violenze (vedi archivio MISNA) starebbero raccogliendo continue conferme, al punto che sarebbero stati anche individuati i presunti mandanti degli episodi più violenti dei disordini che in Kenya hanno seguito l’annuncio dei risultati delle presidenziali. “Si stima che intorno a Eldoret siano entrati in azione circa 2000 giovani. Nella zona in cui vivo, alla periferia est della città, c’era un gruppo di 500 ragazzi, tutti molto ben organizzati e provenienti da altre zone del paese” dice la fonte della MISNA. Secondo le informazioni raccolte, gli attacchi sarebbero stati pianificati attentamente e le violenze avrebbero risparmiato la città di Eldoret sia per la presenza di un numero maggiore di forze di sicurezza, sia perché la maggior parte dei componenti dell’etnia kikuyu (la stessa a cui appartiene il presidente Mwai Kibaki, la cui rielezione è stata contestata) risiede nelle ‘periferie’ rurali intorno al centro abitato. “La dimensione politica delle violenze e il coinvolgimento diretto di alcuni controversi personaggi che hanno pagato queste squadracce fa temere che episodi come quelli dei giorni scorsi si possano ripetere nuovamente. Per questo è importante che le autorità locali avviino un’inchiesta quanto prima” aggiunge l’intervistato, di cui manteniamo l’anonimato per questioni di sicurezza. “Quello che è successo nella Rift Valley è stato dipinto come una primitiva e iraconda sollevazione di una comunità etnica contro l’altra (…) ma dalle nostre indagini sembra che si sia trattato dell’attività di una milizia organizzata. Di una violenza diretta e ben pianificata” ha detto alla stampa locale e internazionale, Muthoni Wanyeki, la presidente della Commissione dei diritti umani keniana (Kenyan Human Rights Commission, Khrc), un’organizzazione non governativa locale. La Wanyeki ha citato l’esempio della chiesa pentecostale data alle fiamme a Kyambaa, una decina di chilometri alla periferia di Eldoret, nella quale hanno trovato la morte una cinquantina di persone delle 200 che si erano rifugiate nel luogo di culto. “C’era un gruppo che controllava la chiesa e poi un altro che gli ha dato il cambio. Riteniamo che si sia trattato di un attacco organizzato perché gli aggressori lavoravano a gruppi di 10-15 persone che si alternavano” ha aggiunto la presidente della Khrc, anticipando che ulteriori elementi a conferma di questa ipotesi sono stati inseriti in un rapporto consegnato alla commissione governativa, Kenya National Commission on Human Rights (Knchr), e che dovrebbe essere diffuso la prossima settimana. “I campi di addestramento di queste milizie sono stati identificati, così come alcuni dei mandanti delle violenze” ha aggiunto in conclusione Muthoni Wanyeki. Secondo stime correnti, ancora parziali e sicuramente ‘prudenti’, le violenze della scorsa settimana hanno provocato, nella sola area di Eldoret, la morte di oltre 130 persone, il ferimento di oltre un migliaio e la fuga di quasi 100.000.(a cura di Massimo Zaurrini)
[MZ]

Fonte: Misna – 11/1/2008 17.20

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