Turchia: Processo sotto alta sorveglianza

La sala del tribunale era piena venerdì 23 novembre, sette mesi dopo l’assassinio dei tre cristiani a Malatya. Per la prima volta gli imputati del delitto e le vedove delle vittime si sono trovate nella stessa sala. Il processo è stato estremamente pubblicizzato e sorvegliato da numerosi poliziotti. Gli avvocati che rappresentavano le vedove delle vittime e le chiese protestanti turche si sono resi conto di essere anch’essi strettamente sorvegliati. Alcuni dettagli delle loro conversazioni telefoniche riguardanti la difesa, sono stati pubblicati nei giornali qualche giorno prima del processo! Quindi non c’è stata nessuna sorpresa quando hanno chiesto che gli imputati siano condannati per genocidio religioso. Durante l’udienza, gli avvocati hanno espresso la loro costernazione per la richiesta del Pubblico Ministero di ulteriori indagini.

“I miei figli reclamano il loro padre e io non riesco a consolarli” ha dichiarato Semse Aydin. “Mi chiedono se saranno uccisi anch’essi perchè sono cristiani”. Susanne Geske ci ha detto che, benché sia una cristiana di origine tedesca, dopo 10 anni trascorsi in Turchia, considera questa nazione come sua. Entrambe si augurano che sia un processo giusto nei confronti degli imputati. Tilman Geske, Necati Aydin e Ugur Yuksel, tutti e tre collaboratori della tipografia cristiana Zirve a Malatya sono stati torturati a morte il 18 aprile 2007. Su richiesta degli avvocati degli imputati (cinque presunti esecutori e due complici), il processo è stato aggiornato al 14 gennaio.

Fonte: Porte Aperte Italia – 30 novembre

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