RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO UE CONDANNA LE VIOLENZE CONTRO I CRISTIANI NEL MONDO

Una “forte condanna” di “tutti gli atti di violenza contro le comunità cristiane, ovunque esse accadono” e la richiesta ai governi interessati di assicurare alla giustizia chi si macchia di tali crimini. È il senso della risoluzione congiunta presentata oggi all’Europarlamento, riunito in sessione plenaria a Strasburgo. Nel pomeriggio è infatti fissato un dibattito sul tema: dopo lunghe trattative, il vicepresidente dell’Assemblea, Mario Mauro, ha potuto annunciare un accordo di massima tra popolari, socialisti, liberaldemocratici e la destra Uen, con adesioni singole di altri deputati. Il testo, piuttosto ampio, comprende una lunga serie di episodi avvenuti soprattutto in Asia e Africa di cui sono stati vittime singoli e gruppi di credenti, oltre a forme esplicite o meno di minacce e discriminazione. Il documento ricorda che l’Ue “s’è espressa a più riprese in favore dei diritti delle comunità religiose e per la protezione della loro identità, ovunque nel mondo, nonché in favore del riconoscimento e della protezione delle minoranze religiose, senza distinzioni”.

“Vivamente preoccupata dal moltiplicarsi di episodi d’intolleranza e di repressione contro le comunità cristiane” in Africa, Asia e Medio Oriente, l’Ue ribadisce, con il documento predisposto per la plenaria di oggi, la difesa “dei principi di libertà di pensiero, di coscienza, di religione e di libero culto”. Viene quindi ribadita “la laicità dello Stato e delle sue istituzioni pubbliche” e assegna a queste il dovere “di garantire tali libertà, ivi compresa quella di cambiare religione”. La risoluzione sostiene poi “l’importanza del dialogo tra le religioni per promuovere la pace e la comprensione tra i popoli” e richiama i leader religiosi all’impegno di contrastare “gli estremismi e di promuovere il rispetto reciproco”. Tra i casi di violenza riscontrati nel mondo, la risoluzione ne ricorda diversi in Iraq, Turchia, Pakistan, a Gaza (territori palestinesi), in Egitto. Vengono poi “deplorati” il sequestro del sacerdote cattolico Giancarlo Bossi nelle Filippine e le “dure repressioni della chiesa cattolica” in Vietnam.

Una annotazione specifica nella risoluzione che il Parlamento Ue dovrà votare oggi a Strasburgo riguarda “la gravità della situazione delle libertà religiose nella Repubblica popolare cinese, dove le autorità continuano a reprimere tutte le manifestazioni religiose”, e in particolar modo quelle della comunità cattolica, che vede “numerosi membri e vescovi imprigionati da diversi anni, alcuni dei quali sono persino morti in prigione”. Dopo l’elenco dei casi di violenza contro i cristiani nel mondo, il testo afferma di sostenere “con convinzione tutte le iniziative di promozione del dialogo e del rispetto reciproco tra le religioni”. Invita quindi “tutte le autorità religiose a promuovere la tolleranza e ad assumere iniziative contro l’odio, la radicalizzazione violenta e l’estremismo”. Un aspetto concreto della risoluzione emerge quando il documento invita le istituzione Ue a prestare attenzione alla situazione delle comunità religiose “in quei paesi dove sono minacciate nel momento dell’elaborazione e implementazione di programmi di cooperazione e aiuto allo sviluppo” in quegli stessi Stati. Infine si chiede all’Ue “e agli Stati membri di destinare maggiori fondi all’attività dell’Unhcr” (Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati) e “agli aiuti umanitari gestiti da questa organizzazione”.

Fonte: SIR

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