“Porte aperte”: i cristiani palestinesi rimangono fedeli

BETLEMME – “Porte aperte”, missione che opera in favore dei cristiani perseguitati, riferisce la situazione dei cristiani di Betlemme e della Striscia di Gaza, che nonostante tutte le difficoltà, restano fedeli.

I cristiani che vivono nei territori palestinesi sono sempre più pressati dagli estremisti musulmani che vogliono ridurli allo stato di dhimmitude, una sorta di seconda classe per i non musulmani che vivono nei paesi islamici.
Non ricevono alcun aiuto dal potere centrale quando lo chiedono; è un potere centrale che lascia sempre più il posto alle leggi tribali.

La morte di Rami Ayyad, direttore della libreria della Società biblica palestinese, avvenuta il 7 ottobre scorso, ha considerevolmente toccato la comunità cristiana.
Ci sono gruppi islamici che tendono ad agire in modo sempre più brutale verso di essa. I cristiani hanno l’impressione che la loro situazione peggiori.

Ma nel mezzo di questo clima di violenza un cristiano ha raccontato a “Porte aperte”: «Una persona che si era convertita al cristianesimo esitava a farsi battezzare. Dopo il martirio del nostro fratello Rami, ha visto che gli assassini si rallegravano di questa morte pensando di aver servito Allah. Quando questo nuovo convertito ci ha visti pregare per quegli assassini, ha deciso di farsi battezzare. Altri cristiani hanno deciso di vivere la loro fede in modo più ardito, pronti a pagarne il prezzo. Si sono
ulteriormente convinti che colui che comincia a lavorare nella messe non può guardare indietro. Nello stesso tempo, altri hanno scoperto cosa significa vivere per Dio e si sono posti delle domande sincere sulla fede cristiana».

Fonte: Evangelici.net/Porte Aperte Italia

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