Reperti archeologici di Gerusalemme sotto le ruspe islamiche

Archeologi che supervisionano i controversi lavori di manutenzione infrastrutturale condotti dalle autorità islamiche sul Monte del Tempio, a Gerusalemme, sono incappati in uno strato archeologico finora sigillato che risale al periodo del Primo Tempio ebraico. Lo ha annunciato domenica l’ Authority israeliana per le Antichità.
È la prima volta che reperti archeologici risalenti al periodo del Primo Tempio vengono trovati nell’area del conteso luogo santo. Infatti, a causa dell’opposizione dei leader religiosi, nessuno scavo archeologico è stato mai effettuato sulla sommità del Monte del Tempio (o Spianata delle Moschee), considerato il maggiore luogo santo dell’ebraismo nonché il terzo luogo santo dell’islam.
Lo strato sigillato, che risale a un periodo tra l’VIII e il VI secolo a.e.v. ed è stato portato alla luce alla fine dello scorso agosto nell’area vicina all’angolo sud-orientale della piattaforma sopraelevata che circonda la Cupola della Roccia, contiene frammenti di tavolette di ceramica e ossa di animali.
“E’ uno strato archeologico chiuso e sigillato, rimasto intatto sin dagli inizi dell’VIII secolo a.e.v.”, spiega Yuval Baruch, archeologo del Distretto di Gerusalemme della Israel Antiquities Authority.
Tuttavia i ritrovamenti sono stati ridimensionati dagli stessi archeologi del “Comitato indipendente contro la distruzione delle antichità sul Monte del Tempio”, che in passato ha spesso duramente polemizzato con la Israel Antiquities Authority per aver permesso alle autorità islamiche del Waqf di condurre quest’estate lavori infrastrutturali nell’area senza la dovuta supervisione scientifica. Secondo gli archeologi del Comitato i lavori, durante i quali è stato aperto con una ruspa un solco lungo 100 metri e profondo tra un metro e un metro e mezzo, avrebbero gravemente danneggiato vestigia antiche. “Lasciare che proceda la barbara distruzione di antichità da parte delle autorità islamiche sul Monte del Tempio e poi mostrare quanto sarebbero importanti i ritrovamenti fatti con quelle distruzioni significa sollevare una cortina fumogena”, accusa Eilat Mazar, dell’Università di Gerusalemme.
In base a regole in vigore da decenni, Israele mantiene il controllo su sicurezza e ordine pubblico complessivo sull’area del Monte del Tempio, mentre il Waqf, l’autorità del patrimonio islamico, è incaricato della gestione quotidiana dell’antico complesso, che sta al centro anche del contenzioso israelo-palestinese su Gerusalemme.
Lunedì la commissione di controllo della Knesset ha deciso di chiedere al controllore di stato di preparare un rapporto sugli scavi condotti dal Waqf al Monte del Tempio. La decisione è stata presa dopo che il rappresentante dell’ente islamico si è rifiutato di presenziare a una riunione della commissione, affermando di non riconoscere la sovranità di Israele sul Monte del Tempio né l’autorità del parlamento israeliano di prendere decisioni in materia.
Il presidente della commissione, Zevulun Orlev, ha spiegato che la riunione era stata indetta per discutere le notizie riguardanti la distruzione di reperti e altri danni che sarebbero causati dai lavori del Waqf. “Non possiamo ignorare il fatto che il Waqf sta conducendo scavi sul Monte del Tempio, che è un luogo estremamente delicato e speciale”, ha detto Orlev.
Il direttore generale del Waqf, Adnan al-Husseini, ha detto che la decisione di rifiutare l’invito della commissione risponde a una posizione adottata da anni: “Il Waqf – ha detto – non riconosce l’autorità di Israele a Gerusalemme o sul Monte del Tempio, e di conseguenza boicotta sempre i politici israeliani”. Secondo Al-Husseini, il Monte del Tempio “è un luogo islamico e spetta solo ai musulmani prendere qualunque decisione”.

(Da: Jerusalem Post, 23.10.07 – YnetNews, 23.10.07)

Nella foto in alto: Lavori senza supervisione archeologica praticati dal Waqf islamico nella delicatissima area archeologica del Monte del Tempio

Fonte: Israele.net

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