Israele è il più grande inquinatore del Mediterraneo orientale

Lo sostiene un rapporto pubblicato dall’organizzazione ambientalista israeliana Zalul

Articolo originale pubblicato da Haaretz, edizione on line, il 17.10.2007. Titolo: Study: Israel is biggest polluter in eastern Mediterranean. Autore: Reuters. Traduzione ed adattamento a cura di Cronache Israeliane (www.cronacheisraeliane.info).

Israele è il più grande inquinatore del Mediterraneo orientale, con ogni anno lo scarico di oltre 140 tonnellate di metalli pesanti nel mare con il benestare del governo. È quanto sostiene l’organizzazione ambientalista israeliana Zalul in un rapporto pubblicato recentemente.

Secondo Zalul, più di 100 permessi per lo scarico di acque reflue nel mare sono accordati ogni anno da un comitato governativo, alle volte in luoghi molto vicini alle spiagge per bagnanti.

“La condizione delle acque costiere di Israele è spaventosa”, ha affermato il gruppo ambientale Zalul nel suo Rapporto sullo Stato del Mare per il 2007.
“In Israele esiste un grande problema che riguarda le industrie e le municipalità. Il governo non vuole investire denaro”, ha detto alla Reuters Yariv Abramovich, il direttore operativo di Zalul.

I 21 Paesi che attorniano il Mediterraneo condividono problemi quali l’eccessivo sviluppo costiero, la pesca e l’inquinamento, ma in Israele, a lungo preoccupato da questioni di sicurezza, la coscienza ambientale si è instaurata lentamente.

Dopo una battaglia coronata da successo contro le reti per pesci che distruggevano le barriere coralline del Mar Rosso, Zalul sta concentrando la sua lotta per un ambiente pulito sui permessi di discarica rilasciati da un comitato governativo.

Per quanto riguarda le discariche nel mare di metalli pesanti e pesticidi con licenze governative, ci sono 130 tonnellate di pesticidi, 5 tonnellate di arsenico, 1.3 tonnellate di ammoniaca e una tonnellata di cianuro, ha affermato il rapporto di Zalul.

“Ci sono timori che le industrie importanti per l’economia israeliana vengano trattate in modo blando nel momento della stesura delle condizioni dei permessi” ha sostenuto il rapporto.

Il Ministero per la Protezione Ambientale ha detto che il rapporto di Zalul non è accurato e che le spiagge sono molto più pulite di una volta. “Israele è tra le migliori posizioni in quest’area”, ha detto un portavoce del ministero.

Il più recente rapporto delle Nazioni Unite sul Mediterraneo ha piazzato l’area della grande Tel Aviv tra i 10 centri urbani più inquinanti nel Mediterraneo.

Il più grande inquinatore di Israele è lo Shafdan, o la Dan Region Association of Towns for Sewage and Environmental Issues [Associazione delle Città per le Questioni delle Acque reflue e dell’Ambiente della Regione di Dan]. È responsabile per le acque reflue dell’area della grande Tel Aviv che comprende 26 municipalità.

Il portavoce di Shafdan, Amnon Liebermann, ha detto che il 96% delle acque reflue dell’area viene riciclato come acqua. Comunque, il restante 4% è scaricato come melma nel mare.

A seguito di una decisione governativa, lo Shafdan ha cominciato i preparativi per bruciare la melma. Ma il Ministero per la Protezione Ambientale ora dice di voler contemplare delle soluzioni agricole, come la conversione della melma in fertilizzante.

Sagit Rogenstein, il direttore dei progetti nazionali di Zalul, ha detto che bruciare la melma rilascerebbe sostanze chimiche dannose. “Così sarebbero respirate invece di nuotarci dentro”, ha detto la Rogenstein.

Liebermann ha detto che lo Shafdan è aperto ad altre soluzioni. Ha investito 50 milioni di sheqel (12.5 milioni di euro) per una sperimentazione con una soluzione denominata eviro, che mischia la melma con il calcio. Il prodotto finale può essere usato per l’agricoltura o per il materiale di costruzione.

“Crediamo che in sei mesi useremo eviro per il 15% della melma”, ha detto Liebermann.

Ironicamente una proposta governativa per aiutare a pulire l’inquinato fiume Kishon nel nord di Israele potrebbe aumentare i problemi nel Mediterraneo.

Il piano richiede una conduttura per trasportare lo scarico dalle industrie lungo il fiume, inclusa la più grande raffineria di Israele, e rilasciarlo direttamente nel mare.

“Stiamo lavorando con il ministero e chiamando esperti dall’estero per provare che ci sono modi per ridurre ulteriormente l’inquinamento provocato dalle industrie e la peggiore idea è di deviarlo nel mare”, ha detto la Rogenstein.

Il consulente ambientale Daniel Levy ha detto che ci sono stati progressi negli anni recenti nel ridurre l’inquinamento. “Vorrei dare credito al governo… Ma abbiamo raggiunto una piattaforma”, ha detto.

Tratto da www.cronacheisraeliane.info

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