CINA: Amnesty, porre fine alla “rieducazione attraverso il lavoro”

La richiesta alla Cina di porre fine alla “rieducazione attraverso il lavoro”, una forma di detenzione imposta senza accusa, processo o revisione giudiziaria per un periodo che può arrivare anche a quattro anni e che coinvolge centinaia di migliaia di persone. E’ contenuta in una lettera aperta che Amnesty International ha inviato oggi al Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo. Secondo fonti di stampa, informa Amnesty, entro la fine del mese il Comitato permanente dovrà esaminare una nuova normativa, la ‘Legge per correggere i comportamenti illegali’, al posto della ‘rieducazione attraverso il lavoro’. “Negli ultimi mesi – è la denuncia di Amnesty -, la polizia di Pechino ha preso a pretesto la preparazione dei Giochi olimpici per ‘ripulire la città’, estendendo l’uso di varie forme abusive di detenzione amministrativa, come la ‘riabilitazione forzata dalla droga’ e la stessa ‘rieducazione attraverso il lavoro’”. Questa politica, secondo Amnesty, “mette in forte dubbio la serietà dell’impegno a migliorare la situazione dei diritti umani”. “A meno di 300 giorni dall’inizio delle Olimpiadi – ha dichiarato Catherine Baber, direttrice del Programma Asia–Pacifico di Amnesty International -, se le autorità cinesi vogliono davvero onorare l’impegno a migliorare la situazione dei diritti umani, ecco un’occasione d’oro: porre fine a queste pratiche detentive abusive”.

Fonte: Agenzia Sir – Giovedì 18 Ottobre 2007, 14:56

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