L’Italia «bocciata» in generosità

DA LONDRA
L’Italia fa poco per i Paesi in via di sviluppo. Ha un inadeguato programma di assistenza, gli aiuti sono spesso vincolati all’acquisto di materiale italiano e ha un basso numero di immigrati, rispetto alla popolazione. A sostenerlo è l’Indice dell’impegno per lo sviluppo (The Commitment to Development Index). Il rapporto, presentato ieri a Londra, viene stilato ogni anno dal Center for global development a Washington. I 21 Stati più ricchi del mondo vengono classificati in base alle politiche che adottano per migliorare la sicurezza, il governo e il benessere economico e sociale dei Paesi in via di sviluppo. La graduatoria si ottiene considerando sette aspetti: aiuti, commercio, investimenti, mi­grazione, ambiente, sicurezza e tecnologia. Ogni Paese riceve un voto da zero all’infinito (non è stato stabilito un limite massimo), dove la sufficienza è rappresentata da 5,3.
L’Italia con un punteggio decisamente insufficiente di 4,4 si piazza al diciannovesimo posto. L’unico elemento in­coraggiante è dato dal fatto che nel corso di quattro anni è migliorata nel punteggio dello 0,3 per cento.
Secondo il rapporto gli aiuti sono minimi, vincolati e selettivi; negli anni Novanta è aumentato assai poco il numero di immigrati non specializzati che lavorano regolarmente nel nostro Paese e inviano soldi nella nazione d’origine; gli inter­venti umanitari scarseggiano di personale italiano e infine si vendono armi – denuncia lo studio americano – a Paesi poveri e con regimi non democratici.
Tra i punti di forza, vengono considerate positive dal rapporto le politiche di investimenti per le agevolazioni fiscali ai profitti realizzati all’estero; il rispetto per l’ambiente per la bassa percentuale di emissioni di gas ad effetto serra pro capite; la tecnologia per gli incentivi fiscali alle imprese per la ricerca e lo sviluppo e il commercio, nonostante le tariffe e i sussidi legati all’agricoltura siano ancora troppo elevati. (R.E.)
Secondo uno studio americano siamo terzultimi, tra le nazioni ricche, negli aiuti ai Paesi in via di sviluppo

Fonte: Avvenire.it – Giovedì 11 ottobre 2007

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