Gaza, leader cristiano rapito e ucciso Hamas promette: “Prenderemo i killer”

Ayyad, 26 anni, è stato sequestrato all’uscita della libreria che dirigeva in città
Si moltiplicano minacce e intimidazioni contro la piccola comunità cristiano-palestinese

GERUSALEMME – Rami Ayyad, 26 anni, cristiano di culto evangelico, sposato e padre di due figli, un terzo in arrivo, era, a Gaza, una delle tremila “mosche bianche” perse tra un milione e mezzo di musulmani. Dopo averlo rapito all’uscita della “Libreria protestante della sacra bibbia” che dirigeva nel rione Zaitun, il cuore della città, l’hanno ucciso in modo brutale: coltellate e colpi di pistola. Il delitto fa tremare la piccola comunità cristiano-palestinese e getta nell’imbarazzo il governo di fatto guidato da Hamas, che promette: “Prenderemo i responsabili del crimine”.

C’è una sequenza di intimidazioni e di danneggiamenti, precedenti alla morte di Rami Ayyad, di cui bisogna dar conto per capire come la vita per i cristiani evangelici di Gaza sia improvvisamente diventata difficile. Si tratta di una minoranza nella minoranza: non più di duecento persone, il dieci per cento di un piccolo mondo di fede cristiana, composto per lo più da fedeli greco- ortodossi, o greco-cattolici.

Gli evangelici, tuttavia, sono sempre stati molto attivi. E forse per questo sono stati presi di mira. In aprile, mentre infuriava lo scontro tra i miliziani del Movimento di Resistenza Islamica (Hamas) e le forze di sicurezza fedeli al presidente Mahmud Abbas (Abu Mazen), la libreria Teacher’s book shop, un’appendice della Società della Sacra Bibbia, è stata gravemente danneggiata da una bomba. L’attentato recava la firma dell’organizzazione Spada dell’Islam, un gruppo che si è fatto sentire spesso nella Striscia e le cui parole d’ordine riecheggiano gli slogan di Al Qaeda.

Un amico di Ayyad, il portavoce della Società biblica palestinese, Simon Azazian, ha raccontato che la settimana scorsa il giovane libraio s’era accorto di essere pedinato da alcune persone che lo seguivano su di un’automobile senza targa. Sembra che anche in passato Rami Ayyad, molto noto tra i membri della comunità, avesse ricevuto minacce di morte. Secondo altre fonti, che per ovvii motivi hanno preferito restare anonime, qualcuno avrebbe “consigliato” ad Ayyad di convertirsi all’Islam. Azazian non ha però confermato questo particolare.

Prendendo questi avvertimenti molto seriamente, la minuscola rappresentanza della Chiesa evangelica di Gaza s’era rivolta alle autorità, che dallo scorso mese di giugno, s’identificano con gli uomini di Hamas. E qui bisogna aprire una parentesi: da quando i miliziani integralisti hanno sconfitto i rivali dell’Autorità palestinese, prendendo tutto il potere nella Striscia, non hanno dato l’impressione di voler imporre in maniera brutale la legge islamica a spese di altre minoranze. Anzi, si sono vantati di voler garantire, nel rispetto della legge e dell’ordine, una certa libertà di culto. La Libreria anglicana era stata quindi messa sotto la sorveglianza della Polizia. Se non che, sabato pomeriggio, all’ora in cui finisce la giornata di digiuno dettata dal Ramadan e tutti corrono a consumare il pranzo rituale (iftar) i poliziotti erano spariti e Rami s’è ritrovato solo di fronte ai suoi rapitori.

In serata, una strana telefonata alla moglie (incinta del terzo figlio). “Sono con alcune persone. Farò tardi”, ha detto Rami forse volendo apparire tranquillizzante. Evidentemente i sequestratori gli avevano permesso di telefonare per guadagnare tempo, ritardare l’allarme sulla sua scomparsa e dunque le ricerche. Ma in realtà Rami aveva dato alla moglie il suo addio. Ieri, il suo corpo è stato trovato, in un campo lontano dalla zona del sequestro.

In quale logica si può iscrivere una morte così assurda e apparentemente gratuita? Se si esclude una vendetta per motivi personali, improbabili e assolutamente sconosciuti, non resta che pensare ad un omicidio dal significato “simbolico”, settario, un avvertimento lanciato alla comunità cristiana di restare nei ranghi ed astenersi da qualsiasi opera di propaganda o di proselitismo.

A Gaza c’è qualcuno che ritiene di detenere il monopolio della fede e i seguaci della Spada dell’Islam, come altre organizzazioni salafite, non hanno fatto mistero che intendono combattere “quelle forze che cercano di convertire i musulmani con fondi degli evangelici americani”, come si legge in un’intervista apparsa sul sito Worldnetdaily.

Il delitto inevitabilmente getta un’ombra sul regime di Hamas, non perché se ne possa, allo stato degli atti, evocare una qualche responsabilità, ma per non essere stato capace di proteggere la minoranza evangelica, da tempo nel mirino. In questo senso l’omicidio di Rami Ayyad è anche una provocazione tesa a inquinare i rapporti tra i cristiani di Gaza e il governo di fatto guidato da Ismail Haniyeh.

Il quale Haniyeh, dopo aver inviato le condoglianze alla famiglia della vittima, è subito corso a condannare il delitto, assicurando che i servizi di sicurezza “individueranno e consegneranno alla famiglia i responsabili del crimine”. Per Haniyeh cristiani e musulmani “sono parte dello stesso popolo palestinese e insieme combattono per l’indipendenza”. Nella comunità delle “mosche bianche”, però, sono in molti a non sentirsi rassicurati.

Articolo di Alberto Stabile pubblicato su Repubblica.it

(8 ottobre 2007)

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