Prete pedofilo, scandalo a Ratisbona

Arrestato per molestie a un ragazzo. «Era già stato condannato, il vescovo sapeva»

di WALTER RAUHE

BERLINO – Cosa sapeva il vescovo? Perché non ha informato i cittadini di Riekofen che nella loro parrocchia lavorava un parroco già condannato in precedenza per reati di pedofilia? Perché ha snobbato perfino una direttiva dell’episcopato tedesco permettendo ad un prete con un simile passato di tornare ad esercitare la sua missione pastorale a contatto con bambini ed adolescenti?
Domande che al più tardi dal 31 agosto stanno letteralmente sconvolgendo la cattolicissima diocesi di Ratisbona, l’antica città bavarese patria adottiva di Papa Benedetto XVI (per lunghi anni fu professore di Dogmatica all’Università) e di suo fratello Georg.
Cosa è accaduto? Lo scorso 31 agosto la polizia tedesca arresta il prete della parrocchia di San Giovanni di Riekofen, un borgo di 800 anime non lontano da Ratisbona, con l’accusa di abuso sessuale su di “almeno” un ragazzo minorenne. Le violenze di Peter K. (39 anni), questo il nome dell’arrestato, si sarebbero protratte per diversi mesi, forse anni, e sono venute a galla solo dopo che il padre di un altro giovane abusato sessualmente dallo stesso prete nel lontano 1999 a Viechtach (altro borgo bavarese) ha deciso di mettere in guardia le famiglie di Riekofen inviando loro una lettera.Nel 2000 Peter K. era già stato condannato ad una pena di un anno con la condizionale e ad una multa di allora 5.000 marchi per molestie sessuali nei confronti di un suo alunno di catechismo.
Tre anni più tardi il vescovo di Ratisbona Gerhard Ludwig Mueller decide ugualmente di mandare nella piccola parrocchia di Riekofen il prete condannato per pedofilia e «guarito» nel frattempo, almeno secondo un attestato psichiatrico, dalle sue inclinazioni pedofile. Nessuno però informa le famiglie del piccolo centro bavarese dei trascorsi penali del prete e nessuno all’interno della diocesi di Ratisbona si prende la briga negli anni che seguono di tenerlo almeno sotto sorveglianza.
Peter K., così raccontano oggi gli abitanti esterefatti di Riekofen, voleva in effetti confessare solo i maschietti della sua parrocchia, con loro organizzava gite e feste, scampagnate e pic nic. La perpetua propostagli dalla diocesi non l’ha accettata e ha preferito vivere da solo in parrocchia.
Uno scandalo bello e buono, sostengono in Baviera, dove, sindaco di Riekofen in testa, chiedono spiegazioni al vescovo che per anni, dicono, avrebbe coperto il prete pedofilo e senza ancora chiedere pienamente perdono ai suoi fedeli ammettendo gli errori e le omissioni nella sua diocesi. Col suo comportamento il vescovo non solo ha violato gli stessi regolamenti della chiesa tedesca, ma ha anche impedito che la verità venisse prima a galla e che genitori, parenti o insegnanti di Riekofen si accorgessero in tempo del rischio di molestie sessuali nei confronti dei loro bambini.
Il caso è particolarmente imbarazzante perché getta nuovi sospetti sulla Chiesa, su di una diocesi così cara e vicina all’attuale Pontefice, e su di un vescovo che ha appena finito di scrivere un libro sulla teologia di Papa Benedetto.

Fonte: Il Messaggero – Venerdì 14 Settembre 2007, pag. 21

«Fu mandato a un centro anziani
Poi gli psicologi dissero: è guarito»

di FRANCA GIANSOLDATI

CITTA’ DEL VATICANO – La notizia dell’arresto per pedofilia del parroco di Riekofen, piccolo paesino nel cuore della Baviera, è piombata in Vaticano come un meteorite alla fine di agosto. Causando inevitabilmente «profondo dispiacere» al Papa. La scabrosa vicenda, alla quale i giornali tedeschi hanno dato ampio risalto, proietta non poche ombre sulla diocesi di Ratisbona così come su Gerhard Ludwig Mueller, il vescovo amico di Benedetto XVI. L’anno scorso fu proprio monsignor Mueller ad accoglierlo con calore durante la visita in Baviera sui luoghi dell’infanzia e della giovinezza: Marktl am Inn, Altoetting, Ratisbona, la città in cui Ratzinger insegnò come teologo per anni. Quando si verificano casi di abusi, solitamente è il nunzio apostolico ad informare immediatamente Roma e a fornire dettagli ai superiori con note e comunicazioni; stavolta, invece, viste le buone relazioni tra il pontefice e il vescovo bavarese, non è escluso che sia stato proprio quest’ultimo a farlo direttamente senza troppi filtri. Di fatto al di là del Tevere il caso riguardante l’amministratore parrocchiale di Riekofen non poteva che divenire fonte di «dolore»: all’immagine della Chiesa è stato, infatti, inferto un nuovo micidiale colpo. Se sulla colpevolezza del prete, viste le condanne precedenti per pedofilia, non vi sarebbero tanti dubbi, sul ruolo giocato dal vescovo e sulla sua presunta volontà a coprirlo, si cerca di sgombrare il campo da ogni possibile equivoco. E’ fuori di dubbio, viene fatto notare, che monsignor Mueller ha autorizzato lo spostamento del religioso da una parrocchia all’altra (dopo la prima condanna per pedofilia) solo seguendo il suggerimento dei medici e degli psicologi che hanno seguito il prete durante un periodo di rieducazione. Il prete arrestato, infatti, dopo il carcere è stato impiegato in una casa per anziani, senza avere alcun contatto con ragazzi e con comunità parrocchiali. Nel 2004 la diocesi, dietro il parere degli esperti che esclusero qualunque rischio di ricaduta, procedette ad affidargli una nuova parrocchia. «Se gli psicologi avessero formulato anche il minimo dubbio, il sacerdote non sarebbe mai stato reinserito nella pastorale». Mueller con una lettera ai fedeli ha manifestato tutto il suo sgomento. Il 23 settembre nominerà un altro parroco ma ormai il danno è fatto.

Fonte: Il Messaggero – Venerdì 14 Settembre 2007, pag. 21

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