Turchia: I cristiani, potenziali bersagli

Il pastore della chiesa protestante di Izmit (ovest del paese) non si sposta più senza la sua guardia del corpo. Alcuni mesi fa, nell’edificio della chiesa sono state installate delle telecamere di sicurezza. Occorre dire che questo pastore è il cognato di Necati Aydin, una delle vittime del triplice omicidio di Malatya lo scorso 18 aprile.

D’altronde, uno dei sospettati arrestati dopo il dramma ha confessato che progettava anche di assassinare il pastore di Izmit, una dichiarazione che era stata pubblicata sulla stampa. Questa estate ancora, altri articoli designavano il pastore come prossima vittima di una banda di criminali arrestati dalla polizia. Sempre durante l’estate, un gruppo di giovani se l’è presa con l’edificio di questa chiesa lanciando uova sulla facciata.

E lunedì, un uomo è stato sorpreso dalle telecamere mentre dava fuoco all’edificio della chiesa di Izmit e sparava colpi. Era notte, verso le tre. Interrogato, ha dichiarato che era “turbato da ciò che aveva letto e sentito su questa chiesa e che aveva creato questa messa in scena per avvertire l’opinione pubblica”.

Questi esempi illustrano bene le pressioni subite dalla piccola minoranza cristiana di Turchia. Una situazione che denuncia l’Alleanza protestante turca in un comunicato pubblicato il 1mo settembre: “In questi ultimi anni, il numero di minacce verso le comunità e gli attacchi di edifici di chiese raggiungono record”. “Il documento mette anche in risalto la responsabilità dei media: “la comunità protestante è colpita dalla campagna di disinformazione sprezzante dei media che mostrano i cristiani – e specialmente quelli che si sono convertiti – come potenziali bersagli”. Il rapporto conclude con un appello allo Stato che “deve garantire la libertà di religione e la sicurezza delle persone e dei beni”.

Fonte: Portes Ouvertes

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