Algeri ha aumentato la sorveglianza degli evangelici

Un nuovo arsenale giuridico permette di condannare a pene di prigione ogni sospetto riconosciuto colpevole di proselitismo non musulmano.

La questione degli evangelici sudcoreani in Afghanistan non ha rilanciato il dibattito sul proselitismo cristiano in Algeria. Significherebbe che le cose si sono calmate dopo le tensioni che hanno portato al voto della legge anti-proselitismo il 20 marzo 2006? Questa prevede pene di prigione e pesanti multe.

“Il clima in Algeria è molto cambiato da un anno, testimonia Saïd, 43 anni, che porta una barba arruffata. Non è più possibile vivere la propria fede nello stesso modo. Soprattutto, diventa pericoloso cercare di condividerla. Ciò che è accaduto in Afghanistan non ci aiuterà. I nostri vicini musulmani si vedono nella parte dell’aggredito che i cristiani vorrebbero convertire a casa sua. Che due fratelli presbiteriani siano stati assassinati, nessuno lo trova scioccante”.

I decreti di applicazione della legge del 20 marzo sono stati promulgati lo scorso 2 giugno. Essi sottomettono rigorosamente ad autorizzazione ogni “manifestazione religiosa” di associazione riconosciuta. Prima, degli studenti stranieri erano stati espulsi per proselitismo e la sorveglianza poliziesca sui luoghi di culto era stata rinforzata.

“L’organizzazione Al-Qaida in Maghreb è attiva in Cabilia, commenta Rabah, 35 anni. Ma il mio problema, quando voglio pregare con i miei fratelli, non sono gli islamisti, è l’intolleranza delle autorità algerine davanti alle pratiche dei culti non musulmani, come essi dicono. Ciò peggiora. I talebani, qui, sono il potere”.

La Cabilia sotto sorveglianza

Convertito al protestantesimo da quando “Gesù ha dato la vista al (suo) cuore”, Rabah parla solo in terreno sicuro, nell’ambito di una festa familiare. “Dal fatto accaduto questa estate non ci confidiamo più con nessuno”; in giugno, infatti, cinque giovani sono stati giudicati a Tizi Ouzou per proselitismo. Uno di loro è stato intrappolato da un poliziotto in borghese che gli ha chiesto della letteratura cristiana prima di arrestarlo quando ha ricevuto la Bibbia.

La popolazione non è molto più tollerante del governo verso gli Algerini che passano ad altre religioni. Molti titoli della stampa si affrettano a riferire con fragore il minimo accenno di proselitismo evangelico. “Non facciamo passare tutte le lettere dei lettori, sapete. Ci sono reazioni molto violente, si difende Nazim, redattore capo al quotidiano arabofono El Youm. Ho ricevuto una lettera che rievoca il fatto del bus pieno di evangelici coreani, si congratula che le autorità algerine “abbiano finalmente reagito nel 2006”. “Non eravamo lontani dal safari civilizzatore con tour operator in certe regioni del paese”, ironizza il lettore in questione.

Conseguenza inattesa di queste pressioni sui cristiani: è il proselitismo musulmano sciita che preoccupa ormai in priorità le autorità algerine. “L’influenza politica dell’Iran, la resistenza vittoriosa dell’Hezbollah in Libano contro Israele nell’estate del 2006 hanno reso certi giovani radicalizzati più attenti ai discorsi, sempre presenti in Algeria, delle sette sciite”, spiega Hacène Derraoui, docente all’università di Bougie. La Cabilia, terra d’elezione degli evangelici, è qui pure sotto alta sorveglianza perché vi sopravvive un’antica tradizione sciita.

Amine KADI, La Croix (Alger)
Source : Association Franco-Kabyle “TAFAT UMASIHI” /kabyle.com

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