Corea del Sud: rientro dei missionari rapiti

Sono rientrati in patria i 19 ostaggi evangelici coreani rimasti per sei settimane in mano ai talebani. Il gruppo era composto originariamente da 23 attivisti presbiteriani recatisi dalla Corea del Sud in Afghanistan come operatori umanitari. Due ostaggi, il pastore Bae Hyung-kyu, capo del gruppo, e il 29enne volontario Shim Sung-min, sono stati uccisi dai rapitori. Due donne erano state rilasciate in precedenza. Gli ostaggi sono stati liberati sulla base di un accordo raggiunto tra i talebani e gli emissari del governo sudcoreano.

La vicenda del rapimento dei 23 sudcoreani ha tenuto per settimane con il fiato sospeso l’opinione pubblica sudcoreana e internazionale. In un primo momento i talebani avevano chiesto la scarcerazione di ribelli detenuti nelle prigioni afghane. Davanti al rifiuto delle autorità di Kabul, i rapitori hanno ucciso due ostaggi. Ma poco tempo dopo due donne sono state rilasciate, in segno di buona volontà, durante una prima tornata di negoziati. Quando è apparso evidente che le pressioni del governo di Seul poco potevano su quello afghano – intransigente nel no alla liberazione di prigionieri talebani – i ribelli hanno cambiato tattica esigendo in alternativa l’impegno di Seul al ritiro entro l’anno del loro contingente di militari (non combattenti) e il blocco dell’invio in Afghanistan di altri volontari sudcoreani. In realtà, la Corea del Sud aveva annunciato, già prima del rapimento dei 23 volontari, di voler ritirare entro il 2007 il proprio contingente composto da 200 genieri e personale medico e, fin dall’inizio della crisi afghana, aveva sollecitato i connazionali a non recarsi nel paese asiatico.

Il Consiglio nazionale delle chiese della Corea del Sud ha accolto con sollievo l’avvenuta liberazione dei 19 ostaggi. “Speriamo di non incorrere più in situazioni simili”, ha detto il pastore Kwon Oh-sung, segretario generale del Consiglio delle chiese sudcoreane. “In futuro vogliamo svolgere il nostro lavoro missionario e di aiuto in modo più efficiente e sicuro”. Commentando la decisione del governo di Seul di vietare ogni ulteriore attività missionaria in Afghanistan, Kwon ha detto di capire tale decisione e di volerla rispettare.

Nella foto: i missionari sudcoreani liberati

Fonte: VoceEvangelica/Agenzie

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