A Seoul cresce l’angoscia per i 21 cristiani rapiti

Stamattina è scaduto l’ultimatum. I mediatori chiedono un rinvio di 48 ore, mentre i talebani cercano di aumentare la pressione sul governo Karzai, parlando di due donne gravemente ammalate e mostrando il video di un tedesco rapito due settimane fa. Manifestazione nella capitale coreana per chiedere “flessibilità” a Washington.

Kabul – E’ scaduto alle 7.30 GMT di questa mattina il nuovo ultimatum dei talebani che hanno sequestrato i 23 giovani cristiani sudcoreani e ne hanno già uccisi due. I capi tribali che stanno tentando una mediazione hanno chiesto un ulteriore rinvio di 48 ore, ma finora nessuna risposta è venuta dai terroristi.

Segno della sempre maggiore angoscia con la quale a Seoul si sta seguendo lo sviluppo della vicenda è la manifestazione che ieri sera si è svolta nella capitale coreana per chiedere agli Stati Uniti “flessibilità” e un maggior impegno per la liberazione dei prigionieri e soprattutto di non appoggiare la posizione del governo afgano ufficialmente assolutamente contrario ad ogni rilascio di prigionieri, che è proprio la richiesta dei talebani. Humayun Hamidzada, portavoce del presidente Hamid Karzai, ha espressamente detto: “per principio non vogliamo incoraggiare i rapitori, accogliendo le loro richieste”. “Non facciamo concessioni ai terroristi”, gli ha fatto eco, da Washington un portavoce del Dipartimento di Stato.

Le posizioni delle parti sono apparentemente inconciliabili. I talebani chiedono la liberazione di alcuni loro compagni detenuti, il governo rifiuta questo tipo di trattativa “per non incoraggiare i rapimenti”. Per accrescere la pressione su Kabul, gli studenti islamici, oltre ad aver ucciso due uomini del gruppo dei sudcoreani rapiti il 19 luglio, hanno fatto sapere che molte delle 16 donne che fanno parte del gruppo “sono malate” e due di loro “seriamente ammalate e c’è la possibilità che muoiano”. “Non abbiamo medicine per curarle”, hanno aggiunto. Ulteriore strumento di pressione è stata la trasmissione di un video che mostra Rudolph B., un ingegnere tedesco rapito il 18 luglio, accanto ad un uomo che gli punta contro un lancia-granate. Per la sua liberazione i talebani hanno chiesto il ritiro delle forze tedesche della Nato, ma il cancelliere Angela Merkel ha già rifiutato qualsiasi trattativa con i terroristi.

Da parte sua, l’esercito afgano ha lanciato un’offensiva nella provincia di Ghazni, dove sono stati rapiti e sono probabilmente detenuti i coreani, anche se ha negato l’esistenza di un legame con il sequestro. Il governo afgano chiede la liberazione senza condizioni delle 16 donne sudcoreane. A sostegno di Kabul è venuta anche l’Organizzazione della conferenza islamica, che ha definito “non islamico” il fatto di operare un sequestro di persona.

Fonte: AsiaNews/Agenzie – riprodotto con autorizzazione

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