Turchia: Tre cristiani torturati e assassinati

L’omicidio dei tre missionari in Turchia questo 18 aprile pone il problema della libertà di espressione e del proselitismo.

Al di là dell’orrore che ispira, questo triplice assassinio pone la questione della libertà di proselitismo e di fede. Secondo Michel Varton, direttore di Portes Ouvertes France, “la libertà di vivere la propria fede, di cambiare religione ed anche di diffonderla sono diritti fondamentali per tutti, ovunque nel mondo”.

In Turchia, le attività missionarie cristiane sono percepite dalle autorità del paese come un problema di sicurezza nazionale, un fattore di disordine per la società. Da tre anni, si è instaurato un clima di insicurezza contro la piccola minoranza protestante del paese che deve anche far fronte all’estremismo musulmano.

È il primo martirio di ex musulmani convertiti al cristianesimo dalla fondazione della Repubblica turca nel 1923.

Il pastore Ihsan Ozbek, responsabile dell’Alleanza delle chiese protestanti di Turchia, ha dichiarato che era “inorridito, ma non sorpreso”. Ed ha aggiunto: “Nonostante la nostra speranza, noi sappiamo che non si tratta del nostro ultimo martirio”.

Su tre missionari cristiani assassinati mercoledì 18 aprile a Malatya, due erano turchi, convertiti dall’islam, Necati Aydin, 36 anni, Ugur Yuksel, 32 anni. Il terzo, Tilmann Geske, era un tedesco di 46 anni. Facevano parte della chiesa protestante Kurtulus, che comprende una trentina di membri.

Le tre vittime sono state torturate per diverse ore prima di essere sgozzate dai loro aggressori, cinque giovani dell’età di appena 20 anni. Quest’ultimi hanno affermato di aver agito per “proteggere il loro paese”.

Necati Aydin e Tilmann erano sposati e padri di due bambini. Ugur Yuksel presto si sarebbe sposato.

Fonte: Portes Ouvertes

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