Etiopia: Un ex persecutore si fa battezzare

Prima del suo incontro con Gesù Cristo, Mohammed era un estremista musulmano. Due anni fa, il 2 febbraio 2005, uccise Tulu, un giovane cristiano dell’età di 19 anni, mentre questi usciva da scuola nel sud dell’Etiopia. Mohammed gli diede un colpo di machete alla gola gridando: “Allahu Akbar!” Rapidamente arrestato, Mohammed era condannato a 12 anni di prigione.

Nonostante la sentenza pronunziata, dei membri della tribù di Tulu decisero di vendicarsi e più di cinque case della tribù di Mohammed furono bruciate. La famiglia della vittima rifiutò di partecipare a questa vendetta, eppure, il padre di Tulu, Abdela e altri otto prossimi parenti furono fermati. Abdela era scoraggiato dalla situazione: “Sono stato doppiamente punito, prima ho perso mio figlio, e poi mi hanno messo in prigione col suo assassino”.

Ma Dio ha una via per cambiare le più grandi sofferenze in vittoria. Due responsabili della chiesa locale hanno ottenuto il permesso di visitare i prigionieri nelle loro celle una volta alla settimana. Ma le loro visite non si limitavano alla famiglia di Tulu. Sono anche andati a far visita a Mohammed. All’inizio era molto diffidente ma davanti alla loro perseveranza ha finito con l’essere toccato.

“È attraverso l’amore e la preghiera che noi possiamo aiutare i nostri nemici a conoscere Cristo” spiega uno dei responsabili. “Questa è la ragione per la quale abbiamo deciso di avvicinare Mohammed e la sua famiglia con l’amore di Dio. Lo Spirito Santo ha operato in Mohammed e Dio ha aperto una porta. Stiamo lavorando per una riconciliazione tra le due famiglie”.

Tuttora in prigione, Mohammed ha seguito una formazione biblica insieme ad altri tre convertiti. Il 5 marzo 2007, sotto buona guardia, Mohammed che ha oggi 21 anni, ha potuto recarsi in chiesa insieme agli altri tre compagni di detenzione. Ha portato la sua testimonianza e si è fatto battezzare nel nome del Dio che aveva prima perseguitato.

Fonte: Portes Ouvertes

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