Uzbekistan: Un pastore mandato in un vecchio gulag

Un giudice di Andijan ha appena condannato Dmitry Shestakov a 4 anni di carcere per attività religiose illegali.

Nonostante le flagranti irregolarità rilevate durante il suo processo ed una prova della sua innocenza, Dmitry Shestakov è stato condannato il 9 marzo scorso a 4 anni di lavori. È per il momento in un carcere ad Andijan dove è stato posto in queste ultime settimane aspettando di essere destinato in un campo di prigionieri, un vecchio gulag ereditato dal periodo sovietico. Egli ha negato tutte le accuse pronunciate contro di lui e proclama la sua innocenza.


Durante il processo, il suo avvocato ha mostrato un documento ufficiale che prova che il pastore aveva in realtà un’autorizzazione legale a condurre i servizi religiosi della Chiesa del Pieno Evangelo ad Andijan dal mese di ottobre del 2004. La prova però è stata ignorata.

Questa condanna si inscrive in un clima generale di oppressione contro i cristiani in Uzbekistan. Un clima che non ha smesso di degradarsi dal maggio del 2005 e dalle rivolte di Andijan. Questa volta è appena stata superata una tappa supplementare?

Secondo un documento proveniente dall’ufficio del procuratore di Andijan sul caso Shestakov, i “pentecostali carismatici” sono equiparati a gruppi “islamici estremisti” che minacciano la “sicurezza nazionale”. Questo amalgama, perlomeno esagerato, lascia intravedere una prossima ondata di oppressione per le comunità protestanti evangeliche in Uzbekistan.

Prima del 1991, esisteva solo un piccolo numero di cristiani uzbeki. Ma dopo la caduta dell’Unione Sovietica, delle chiese formate da autoctoni hanno cominciato a svilupparsi, il che è stato considerato con cattivo occhio dalle autorità. Nel 2005, si stimava a 25.000 il numero di cristiani di origine uzbeka.

Fonte: www.portesouvertes.fr

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