Alla scoperta di cristiani dell’Algeria

(15.03.2007) – Da una ventina d’anni in Algeria, il numero di cristiani aumenta. Questa crescita della Chiesa resta modesta, ma è sufficientemente sorprendente in terra arabo-musulmana per aver già largamente attirato l’attenzione dei media. J. e R. sono degli inviati della FREE (1) nei paesi del Maghreb. J. ha appena portato sua moglie sul posto per un primo viaggio alla scoperta di questi cristiani di origine musulmana. R.  rievoca questo lungo viaggio tra gente che ha scoperto un Cristo vivente.


Andare in Algeria provoca in me due sentimenti contraddittori. Innanzitutto un’eccitazione di fronte alla scoperta, alla novità, agli incontri degli amici di mio marito. Poi un’apprensione, un timore proprio della novità, dell’adattamento, ma anche la preoccupazione di non compromettere i nostri amici, e il fatto di essere in un paese dove l’islam regna e dove propagare la fede in Cristo è “illecito”.

Primo incontro con una comunità evangelica

Nell’aereo che ci porta da Ginevra ad Algeri, questi due sentimenti coabitano. Coabitano anche la mia preghiera, la mia fede, la mia sicurezza in Gesù. Piogge e freddo su Algeri, non si aspettavano e il nuovo aeroporto internazionale non dice ancora che siamo in un paese del Maghreb. È più tardi, quando siamo nell’aeroporto nazionale da dove partiremo per Oran che realizzo che siamo in un paese dell’Africa del nord.

Accolti all’aeroporto da due amici, costeggiamo un cornicione pittoresco in una luce ocra e rosa, da far sognare i pittori. Quel venerdì, raggiungiamo una comunità evangelica per il culto settimanale. In fondo ad un cortile interno, ci accoglie una lode. Lode in cabilo, in arabo, in francese, in lingue degli angeli sicuramente. Ciò che mi tocca è di essere trasportata in questa lode a Cristo spontaneamente, gioiosamente e di realizzare che essi sono miei fratelli, mie sorelle. Chiesa, comunione, universalità di una fede in Cristo… è bello e buono! I loro canti, di un fervore intenso, sembrano voler attraversare i muri, l’atrio, il cortile per proclamare Colui che li ha liberati dalla schiavitù.

La predicazione di un fratello tunisino ci parla della Parola di Dio, specchio che ci dice Dio, la Sua volontà, il Suo piano, il Suo amore. Parola di Dio che dice l’uomo, che ci dice lo sguardo di Dio sull’uomo. Ci invita a non tenere per sé la Parola, ma a darla largamente; ma quando si sa che è a rischio della propria vita, o della propria libertà, ciò da a pensare.

La preghiera d’intercessione mi piace molto. Ci si alza, il pastore da il soggetto di preghiera e prega con una voce abbastanza forte, ed ognuno prega nella sua lingua madre, con le sue parole. C’è una potenza che si sprigiona da questa preghiera, che è tangibile. Seduti… in piedi… una buona decina di volte, ma che tirocinio di fede e di speranza.

Come hanno sentito parlare dell’Evangelo?

Un gran numero di partecipanti ha sentito parlare dell’Evangelo tramite un vicino, un fratello o un cugino. Diversi l’hanno sentito grazie alla radio. Sono rimasti interessati, hanno telefonato e parlato col produttore. Poi, hanno ricevuto un evangelo nella loro lingua e sono stati incoraggiati a raggiungere una Chiesa o una comunità del loro retroterra o del loro quartiere.

Abbiamo sentito la testimonianza di un uomo che si è convertito recentemente. Quando l’ha annunciato a sua moglie, una donna proveniente da una famiglia abbastanza agiata, lei lo ha messo alla porta e gli ha vietato di vedere i suoi 6 figli. Per lui, il dilemma è grande, ma ha scelto di seguire Gesù.

Sguardi di donne

Per Aïcha (2), scegliere di diventare cristiana la porta a vivere sul filo del rasoio. Ha trovato Cristo e vuole dare tutta la sua vita, ma lei sa che suo padre lo impedirà. Allora, ha scelto di non dire niente per il momento. Suo padre è spesso violento con lei e sua sorella, ma si sente tuttavia protetta dalla presenza di Cristo a suo fianco. Suo padre non sa dove lei lavora. Non sa che è fidanzata ad un cristiano. Lui vuole solo che lei si comporti come una donna deve comportarsi e torni a casa prima del tramonto. Quando sarà sposata, vale a dire quando questi giovani avranno abbastanza denaro per comprare un appartamento, lei sarà sotto la protezione di suo marito e allora parlerà a suo padre.

Un’altra giovane mi racconta che, quando è diventata cristiana, questo ha radicalmente cambiato la sua vita. Era molto spesso malata, alle porte della morte, e Cristo le è apparso sotto forma di una luce. Lui l’ha guarita dal suo malessere e dalla sua malattia. Ne ha parlato ai suoi genitori che hanno visto il cambiamento miracoloso operato nella loro figlia. Loro gli hanno soltanto chiesto di non divulgare troppo questo nel villaggio. Ha parlato loro di Gesù, ed essi si sono convertiti, così come diversi suoi fratelli e sorelle.

Una terza m’ha raccontato che suo padre non voleva ch’ella studiasse. Ma grazie alla sua tenacità e alla complicità di suo fratello, ha potuto piegare la volontà di suo padre. Suo fratello l’accompagna per andare e tornare da scuola. Quando è diventata cristiana, ha avuto desiderio di mettere le sue competenze di ingegnere in informatica al servizio di Cristo e lei si rende disponibile per aiutare la Chiesa nella misura dei suoi mezzi. Questa giovane donna intelligente e viva deve anche sempre tornare a casa in orario o far sapere dove dorme e chiedere il permesso. Nonostante i suoi 25 anni deve sottomettersi alle leggi familiari.

Questi pochi esempi per dirvi quanto sono rimasta impressionata dalla maturità della loro fede, dalla loro determinazione a seguire Cristo qualunque cosa costi, dalla loro vivacità di spirito, la loro bellezza e i loro discorsi intelligenti. La Chiesa d’Algeria è ricca di queste personalità che si mettono al servizio dei loro fratelli con delle competenze reali e una fede e una preghiera consacrata.

La Chiesa cabila d’Algeria

Sembra che un primo risveglio sia accaduto in Algeria negli anni 1980, nello stesso tempo che le prime trasmissioni radio diffondevano la Parola di Dio in cabilo. Nel 1992-93, durante il periodo di guerra civile, di massacri e di turbolenze intense, la Chiesa cabila si è fortificata e si è ingrandita. Essa conta ora un certo numero di Chiese o di gruppi nei villaggi cabili. Uno dei punti che non è stato trascurato è la formazione dei pastori e dei diaconi, il che permette oggi a queste comunità di poter accogliere nuovi membri che arrivano ogni giorno alla loro porta. La possibilità di sentire e di leggere la Bibbia nella loro lingua madre è certamente un punto cruciale del loro sviluppo,  così come di poter cantare nella loro lingua e nel loro ritmo. Diversi ci hanno parlato di “Chiesa primitiva”. Non nel senso di non sviluppato, ma nel senso di prima, ad immagine della Chiesa degli Atti degli Apostoli, con la condivisione della Parola, del pane, dei bisogni e della comunione.

No, questa Chiesa cabila non è tuttavia perfetta, e come dappertutto, essa soffre talvolta di prese di potere all’interno, di mancanza di soldi e di dialogo, ma sviluppa l’amore del prossimo, il senso del perdono e conta sullo Spirito Santo per crescere ed affermarsi. Si può immaginare che avrebbe bisogno di cura pastorale, di relazioni di aiuto, di approfondimento al fine di tener duro. Cinque volte al giorno, la voce del muezzin ci ricorda che siamo in terra musulmana e che questa Chiesa cresce in questo contesto ostile e difficile.

Una legge repressiva, favorevole malgrado tutto

La nuova legge dettata dal governo che, all’inizio, è sembrata repressiva per i cristiani, sembra essere loro favorevole poiché la libertà di religione è stata riconosciuta. È tuttavia precisato che la fede non deve essere propagata e che l’evangelizzazione è proibita, e può portare a delle sanzioni molto dure, perfino ad un imprigionamento di una durata di 30 anni.

Un’avvocatessa racconta che ha dovuto difendere la causa di un cristiano che voleva chiamare suo figlio Agostino. Non ha avuto causa vinta, poiché bisognava fornire i certificati di battesimo del padre e della madre. Un’altra coppia riferisce che non hanno avuto la possibilità di chiamare la loro figlia Rebecca. Gli hanno dato un nome cabilo, ma la chiamano in casa Rebecca, e ora che lei va a scuola, tutti la chiamano così. Bisogna saper venire a patti in questo paese!

Sguardi incrociati

Nell’aereo che mi riporta in Svizzera, attacco conversazione con una giovane donna musulmana che vive a Ginevra da sei anni e che si dice praticante. In un ambiente aperto, mi parla liberamente del Corano. Le parlo liberamente di Gesù e di questa Chiesa cabila che m’ha fortemente impressionato. Lei è cosciente del fatto che ci sono dei cristiani in Algeria, e denuncia fermamente la violenza cui fanno appello certi gruppi islamici.

Condivisione umana, condivisione divina. Sguardi incrociati.

J. e R.

Note:
(1) Federazione Romanda di Chiese Evangeliche
(2) Nome fittizio

Fonte: www.aesr.ch

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Una risposta a Alla scoperta di cristiani dell’Algeria

  1. Damiano scrive:

    Cari amici,

    Grazie del cuore per questo articolo.

    Anch’io sono un cristiano cabilo (Algeria) , anch’io volevo dare il nome di Daniel a mio figlio che purtroppo l’amministrazione dello stato algerino mi aveva impedito. Anch’io avevo perso tempo prezioso nella quella battaglia giuridica persa sin dall’inizio !!
    Ecco la questione che avevo a quel tempo affaciato ai miei interlocutori : i bambini che nascono sono figli di loro propri genitori o quelli dello stato di appartenenza ? Perchè lo stato espropria i gennitori della dignità umana come quella legata all libertà di dare a loro figli il nome che loro pare ???

    Malgrado tutto cio, oggi Daniel (si chiama YOUNES (Giona) per l’amministrazione algerina !!!) ha cinque anni e vive in Italia. Questo fatto ha rafforzato la mia fede in Cristo in vecce di riddurla, quanto più quando ho scoperto anche il profeta Daniele, persiono lui, gli hanno (il Re Nabucadnetsar ) impedito di portare il suo vero nome !!!!

    Conclusione : Dio fa sì che le leggi più persecutivi hanno sempre servito i Suoi piani divini. Idea da meditare …

    Gloria a Cristo che ci da la forza di speranza.

    Damiano

    Cabilo cattolico algerino

    Pisa, Italia

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