Uzbekistan: Un pastore arrestato dalla polizia

“Sono chiamato da Dio per essere un pastore in Uzbekistan. Sono in pellegrinaggio, senza casa, senza chiesa e senza statuto ufficiale, ma sono con Dio. Sono stato pastore per 13 anni, non ho il diritto di lasciare il paese ed abbandonare la chiesa che ho contribuito a creare 4 anni fa. Sono innocente, non posso andarmene e lasciare il mio nome infangato”. È così che si era espresso il pastore Dmitry Shestakov durante una conversazione alcuni mesi fa.


Infatti, da quando diverse persone si sono convertite al cristianesimo nella sua chiesa di Andijan in Uzbekistan, il pastore ha problemi con la giustizia.
Nella primavera dell’anno scorso, la polizia lo aveva interrogato per conoscere il nome di tutti i membri della sua chiesa, ma il pastore aveva rifiutato di fornirgli quella lista. Dei cristiani erano anche stati spinti a testimoniare contro Dmitry. “Ho ben visto che i poliziotti cercavano una scusa per accusarmi ed impedirmi di continuare ad essere pastore” aveva spiegato. Un procuratore della regione lo aveva alla fine accusato di alto tradimento.

Per sfuggire alla prigione, Dmitry Shestakov aveva allora lasciato la città in compagnia di sua moglie e delle sue tre figlie. Dopo diversi mesi erano tornati a casa loro, riprendendo con discrezione contatto con i cristiani della chiesa. Il pastore aveva in quel tempo espresso il suo scoraggiamento “mi sento depresso ed è difficile essere allegro in tali circostanze. Non sono un eroe!” Ma aveva confermato il suo desiderio di restare, per servire Dio nel suo paese.

Egli è stato arrestato il 21 gennaio scorso mentre si trovava nella sua chiesa. Questa volta sarebbe accusato di incitazione all’odio razziale e religioso così come di fabbricazione e diffusione illegale di letteratura. Se fosse riconosciuto colpevole rischia fino a 5 anni di carcere.

Fonte: www.portesouvertes.fr

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