Iran: A meno che non rinunci al cristianesimo, un ex-musulmano rischia la pena di morte

Iran: Un ex-musulmano accusato “ufficialmente” di traffico di droga

Gli ufficiali iraniani ritengono che il vero delitto del nuovo convertito al cristianesimo sia l’abbandono dell’Islam.

di Barbara G. Baker

ISTANBUL, 8 agosto (Compass Direct News) – Sette anni dopo la conversione al cristianesimo di Issa Motamedi Mojdehi, la polizia segreta iraniana lo ha incarcerato per il suo abbandono dell’Islam, ma lo ha ufficialmente accusato di traffico illegale di droga.


Le autorità hanno formalmente accusato questo cristiano dell’età di 31 anni di traffico di droga quando è stato arrestato due settimane fa. Però i funzionari della savama (polizia segreta) hanno detto a Motamedi Mojdehi che il suo vero reato, registrato nel suo dossier legale confidenziale, è l’abbandono dell’Islam. A meno che non rinunci alla sua fede cristiana e torni all’Islam, gli hanno detto i funzionari, rimarrà in carcere e dovrà essere probabilmente giustiziato.

Motamedi Mojdehi ha ricevuto il 22 luglio l’ordine dalla polizia di recarsi entro tre giorni alla sezione criminale del commissariato di polizia in Rasht, dove egli abita nel nord-ovest dell’Iran. Quando vi si è recato il 24 luglio è stato messo in stato d’arresto. Una settimana dopo è stato trasferito al carcere di Lakan. Dei funzionari della sicurezza gli hanno detto che il mondo non ne saprà niente e che non occorreva che si aspettasse del sostegno dall’estero, hanno affermato a Compass Direct delle fonti ben informate.

Un ufficiale responsabile delle minoranze, identificato come il signor Baghani, ha avvertito il cristiano arrestato che ci vorranno probabilmente diverse esecuzioni prima che gli Iraniani capiscano le conseguenze dell’apostasia sotto la legge islamica.

Nel sistema giuridico iraniano, l’apostasia è, con il traffico di droga e gli omicidi, considerato come un delitto capitale.

Delle fonti locali hanno confermato che Motamedi Mojdehi e sua moglie Parvah, anche lei convertita al cristianesimo, “hanno attirato l’attenzione delle autorità” in gennaio, quando hanno scelto un nome biblico, Micah, per il loro figlio neonato. Non si sa esattamente come la coppia abbia ricevuto l’autorizzazione di registrare questo nome, considerato come cristiano, all’Ufficio dello stato civile. Il cristiano incarcerato e sua moglie sono membri di un gruppo locale di chiese domestiche conosciuto sotto il nome di Chiesa Evangelica Libera di Rasht. Oltre a Micah hanno una figlia di 8 anni di nome Martha.

Si aspetta che Motamedi Mojdehi passi presto davanti ad un tribunale rivoluzionario di Rasht, capitale della provincia di Gilan.

Secondo un rapporto dell’Alleanza Evangelica Mondiale (WEA) in data del 1mo agosto, sono circolate delle voci che sua moglie sarà ugualmente arrestata per le stesse false accuse di traffico di droga, pretesto che il governo iraniano usa abitualmente per i prigionieri politici o religiosi. Così evita le garanzie che da’ l’articolo 23 della costituzione iraniana, che dice che “ogni investigazione sulla credenza degli individui è vietata e nessuno può essere molestato o rimproverato semplicemente in ragione delle sue credenze”.

La diffusa utilizzazione della droga in Iran rende tali accuse credibili.

I funzionari iraniani hanno confermato che più del sessanta per cento dei carcerati della nazione sono trattenuti per fatti di droghe e assimilati, secondo un rapporto del 26 giugno di una radio libera in Europa.

L’anno scorso, il direttore del Centro Nazionale Iraniano di Studi sui Casi di Dipendenza ha stimato che il venti per cento della popolazione iraniana “è coinvolta in un modo o nell’altro nell’abuso di droga”, dando così all’Iran il tasso più alto di dipendenza da droga nel mondo.

Avvocato richiesto

Secondo Nicolas Ciarapica, editore di VoxDei, il sito web francese che ha scoperto la prima volta il 24 luglio l’arresto di Motamedi Mojdehi, un pastore protestante locale ha incontrato delle autorità di Rasht a questo proposito. Sono ancora in cerca di un avvocato che accetti di difendere questo caso, ha riferito Nicolas Ciarapica a Compass Direct News. Dalla rivoluzione iraniana, il governo ha rigorosamente proscritto le attività dei suoi cittadini cristiani evangelici, impedendo le attività delle chiese e arrestando i convertiti ex-musulmani conosciuti.

A Gorgan, il convertito Ali Kaboli è stato liberato il 12 giugno dopo sei settimane di carcere su delle accuse non specificate. Un altro cristiano convertito, Hamid Pourmand, è rimasto incarcerato quasi due anni per aver “nascosto” la sua identità cristiana pur restando colonnello dell’esercito iraniano. Pourmand era cristiano da più di 25 anni.

Secondo dei rapporti, i responsabili della savama hanno recentemente pubblicato delle comunicazioni d’arresto in varie città contro diversi altri convertiti al cristianesimo, esigendo che tornino all’Islam.

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Fonte: Compass Direct/VoxDei/TopInfo

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