Sri Lanka: si avvicina il varo della legge anti-conversione

Nonostante le promesse del nuovo governo per il rispetto della libertà religiosa in Sri Lanka, va avanti l’iter per l’approvazione del Bill on Prohibition of Forcible Conversion, meglio conosciuta come legge anti-conversione.

Il presidente del Parlamento dello Sri Lanka ha nominato i 19 membri del Comitato legislativo incaricato di esaminare l’ultima versione del disegno di legge, che se approvato sarà sottoposto alla votazione finale in Parlamento.

Il Bill on Prohibition of Forcible Conversion è stato proposto nel luglio 2004 da un partito di monaci buddisti e prevede che ogni individuo debba informare della sua conversione le autorità locali entro un periodo stabilito.

Per chi infrange la legge, la pena è la detenzione fino a cinque anni o una multa fino a 1500 dollari. La condanna arriva fino a sette anni di prigione e a una multa di oltre 5 mila dollari se i convertiti appartengono alle cosiddette categorie più a rischio: donne, bambini, detenuti, ritardati fisici o mentali, studenti, ricoverati di ospedali e cliniche, rifugiati, membri delle forze armate o della polizia.

A maggio 2005 il Bill on Prohibition of Forcible Conversion è già stato approvato in modo parziale dal Parlamento, ma è stato necessario introdurre alcuni emendamenti dopo il fermo della Corte Suprema, che aveva dichiarato non compatibili con la Costituzione due punti del testo legislativo. Ora il Comitato legislativo permanente studierà gli emendamenti proposti e passerà il testo definitivo al Parlamento.

Secondo alcuni esperti, ci sono molte probabilità che la legge passi, “nonostante contravvenga i principi stessi della Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo”. Il Parlamento potrebbe fermarla – avvertono gli esperti – solo se il voto sarà segreto, altrimenti nessuno avrà il coraggio di esprimersi contro.

Intanto in meno di un mese in Sri Lanka tre chiese evangeliche sono state attaccate dietro incitamento di monaci buddisti. L’incidente più recente è avvenuto il 6 maggio, quando una folla inferocita guidata da un monaco ha attaccato il cantiere di un edificio destinato alle riunioni di una comunità cristiana. La folla ha minacciato il pastore e gli operai presenti sul posto, gridando che avrebbe appiccato il fuoco se i lavori non si fossero fermati. I cristiani hanno sporto denuncia, ma al momento i lavori sono sospesi per paura di altre aggressioni.

Il 30 aprile monaci buddisti avevano già guidato un altro attacco, questa volta contro una chiesa evangelica a Piliyandala, a sud-est di Colombo. Secondo testimoni oculari, la folla ha incendiato i pneumatici delle auto parcheggiate davanti alla chiesa per spaventare la gente e non farla entrare. La polizia è intervenuta per invitare i fedeli a non tenere la funzione “nell’interesse della pace”!

Sempre a Piliyandala una chiesa delle Assemblee di Dio sta incontrando forti opposizioni.

Gli abitanti del posto minacciano proteste di massa se la chiesa non sarà chiusa, dando il via ad una campagna di opposizione con manifesti e volantini. Un gruppo di persone si è riunito davanti alla chiesa e ha recitato preghiere buddiste.

Questa stessa chiesa era già stata completamente bruciata il 25 settembre 2003.

Fonte: Cristiani Oggi, 1-15 giugno 2006, pag. 6

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