Un responsabile di una comunità familiare arrestato in Iran

Ali Kaboli, responsabile di una comunità familiare ed evangelista è stato interpellato dalla polizia segreta iraniana nel nord dell’Iran, il 2 maggio scorso. Ogni contatto con l’esterno gli è stato vietato, a eccezione di una sola telefonata. Nessuna accusa è per il momento stata presa in considerazione ma i suoi parenti temono ch’egli sia accusato di apostasia, nel qual caso, egli rischia la pena di morte.


“Tutti sapevano che la sua casa era sotto sorveglianza da anni” racconta un amico cristiano che vive ora all’estero.Molto impegnato al servizio di Gesù Cristo, Ali Kaboli abita nella città di Gorgân. Egli ha accolto a casa sua una comunità familiare per molti anni. Sposato, padre di cinque figli grandi, Ali Kaboli ha oggi 51 anni. Ha sempre rifiutato di lasciare il suo paese, dedicando una gran parte del suo tempo libero a spandere l’Evangelo lungo il Mar Caspio. Ex musulmano, Ali Kaboli si è convertito al Cristianesimo 33 anni fa mentr’era adolescente. Per tutti questi anni, egli è stato numerose volte minacciato, molestato ed interrogato per le sue attività cristiane.

Le comunità familiari, illegali, sono duramente represse in Iran. Dall’elezione del presidente Mahmoud Ahmadinejad l’anno scorso, il piccolo numero di cristiani che rimane nelle chiese ufficiali vive anche una pressione crescente. Le autorità si occupano di troncare ogni legame fra le une e gli altri.

Fonte: Portes Ouvertes / TopInfo

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