Il Sultanato del Brunei teme la preghiera

06.07.2001 – (Portes Ouvertes) – Dallo scorso dicembre, decine di responsabili cristiani del sultanato del Brunei sono stati convocati negli uffici del Dipartimento della Sicurezza Interna (DSI). Una quindicina di poliziotti di Bandar Seri Bagwan ha interrogato tutti i pastori, gli anziani, i responsabili di gruppi di giovani e i monitori di scuola domenicale. Sono stati trattati bene e generalmente incoraggiati a “continuare a fare buone opere”.

Ma l’attitudine delle autorità del Sultanato è molto differente verso i responsabili di un programma di preghiera sistematica. Esse sono state destabilizzate dalla scoperta nello scorso dicembre di una circolare che descriveva questo programma. Tra dicembre e gennaio scorsi, sette persone erano state arrestate per “partecipazione alle attività di una setta”. Gli si rimproverava in particolare di voler “spandere il cristianesimo e di usare inganni per sviare dalla fede la popolazione musulmana”.

Tre cristiani sono tuttora detenuti:

* Yunus Murang, è stato condannato a due anni di prigione per importazione illegale di bibbie dall’Indonesia.
* Malai Taufick Haji e Mohammed Freddie Chong, due musulmani convertiti, sono apparentemente detenuti finché non decidono di tornare all’Islam.

“Il fatto che siano ancora in prigione è un buon segno”, ci ha dichiarato un loro parente. “Ciò vuol dire che non hanno rinnegato la fede!”

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