Laos: Un governo particolarmente ostile ai cristiani del paese

Più che mai, il Laos non è un paese facile per i cristiani. Il governo esercita una pressione particolarmente forte sui cristiani protestanti del paese, e questo da diversi anni.

Così, nel 1999, il regime (comunista) ha decretato che il cristianesimo era “nemico numero uno dello Stato” e il protestantesimo è visto nel Laos come “una religione straniera imperialista sostenuta dall’Occidente – soprattutto dagli Stati Uniti – per interessi politici”.

Nell’agosto del 2000, l’Alleanza Evangelica Mondiale ha ricevuto diverse copie di un modulo che devono riempire i cristiani laotiani costretti a rinunciare alla loro fede e a giurare fedeltà al regime. In caso di rifiuto, la condanna è generalmente il carcere per una durata indeterminata e in condizioni molto difficili. Così, l’anno scorso, si contavano circa 60 cristiani in prigione nel paese. Quest’anno, sembra che la cifra si sia ridotta a 31. Nonostante il “lieve miglioramento” in termini di cifre, ciò non toglie che le relazioni tra cristiani e governo restino molto delicate.

Secondo la testimonianza delle chiese laotiane, le autorità proibiscono anche la religione cristiana perché questa sarebbe, secondo loro, “una religione menzognera che vìola la legge laotiana”, e perché l’insegnamento della Bibbia sarebbe “un inganno” per la popolazione.

Quando i responsabili cristiani hanno chiesto alle autorità perché la garanzia di libertà di religione non apparisse nella Costituzione, gli è stato risposto che questa libertà si applicava solo alle religioni nazionali, come il buddismo o il “phi” (animismo).

I cristiani della regione di Luang Prabang hanno detto che non possono visitare i loro amici né viaggiare liberamente poiché sono sempre seguiti dalla polizia segreta. “Persino quando siamo a casa, i poliziotti cercano di trovare qualcosa contro di noi. Se tentiamo di viaggiare, ci fermano per la maggior parte del tempo”, secondo la testimonianza di un cristiano.

Per i cristiani in prigione, le condizioni di vita sono molto difficili, visto il sistema particolarmente rigido messo su contro di loro. Numerosi prigionieri sono torturati, rinchiusi nella gogna, oppure sopravvivono appena con la magra porzione di riso appiccicoso e acqua quotidiana. I prigionieri “di fede” sono spesso custoditi in stanze chiuse e soffocanti per il caldo, senza un filo d’aria.

I cristiani che appartengono alla minoranza (Hmong) sono particolarmente presi di mira poiché la loro fede è vista come una sfida allo Stato del Laos e i cristiani sono equiparati a separatisti e trattati come terroristi.

Fonte: World Evangelical Fellowship/Portes Ouvertes

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